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05 febbraio 2010

A jump into China - Hong Kong


Ero stato ad Hong Kong 29 anni fa, stop over sulla via Tokyo, ed ancora ricordo l’atterraggio nel vecchio aeroporto, scendendo tra i grattacieli come in un film di Superman. Qualche volta me lo sogno ancora.

Ora si atterra nel nuovo aeroporto costruito su di un’isola artificiale, collegato al resto della città con una linea di metropolitana veloce e pulitissima. Change over in una notte, una prova di eccellenza organizzativa della quale si parla ancora. Arrivando dall’alto non si vedono più i tetti azzurri delle vecchie case, ma d’altra parte i colleghi che viaggiano con me e che erano stati qui nel 2008 notano ad ogni angolo grandi cambiamenti. All’imbarco dei ferry per Kowloon c’è un cantiere enorme, che fino a due anni fa era ancora un’insenatura, l’approdo dei traghetti.

Era il 1981 quando andai in Giappone, Tokyo era la capitale mondiale della tecnologia e delle crescita economica. Ai miei occhi europei appariva un paese ancora arretrato socialmente, con forti disparità e standard medi di vita lontani dai nostri. E’ qualcosa di simile a ciò che mi aspetto di trovare nella Cina che visiterò da domani. I giapponesi del 1981 avevano grande orgoglio ed un’umiltà un po’ falsa. Erano completamente proiettati ad un’espansione globale trainata dalla tecnologia e dai prezzi competitivi, che non pareva avere limiti. Non parevano avere tempo per costruirsi belle case e le fogne annesse.

Era il 1985 quando atterrai per la prima volta a New York, provenendo da Chicago. Ero nella Capitale del mondo, nel simbolo della civiltà in cui sono nato e stavo crescendo. Semplicemente la Capitale, senza aggettivi. Mi emozionavo anche soltanto guardando una fila di Stars&Stripes al vento. Credo che chi giungeva nell’antica Roma imperiale proveniente da un provincia si sentisse esattamente come me.

Penso a tutto ciò mentre sto per visitare la Cina, per la prima volta nella mia vita. Non so ancora se mi sentirò al centro del mondo. Non andrò né a Shangai né a Pechino e questo è certamente un limite per la mia analisi. Quando ho incontrato in Italia il Presidente di questa società, che incontrerà lunedì mattina nella sua sede, ho avuto la netta sensazione di una leadership ormai priva di particolari timidezze. Ha voluto cenare a Piacenza in un ristorante cinese, ha orgogliosamente parlato soltanto mandarino, ha parlato del suo paese senza toni trionfalistici, citando però cifre e fatti inequivocabili. Lunedì vedrò come gioca in casa.

Qui ad Hong Kong sono sulla porta della Cina, in una città in cui circolano tutte le razze e molte vie ricordano Blade Runner. Una città in corsa verso il futuro, almeno per noi italiani che vediamo tante gru al lavoro e ci sentiamo come gli anziani quando guardano i giovani, priva però delle passioni e delle tragedie del mondo di Blade Runner

Forse è questo che troverò in Cina: una leadership basata sui fatti e sulle gru, la cui anima o non esiste o non ha troppo desiderio di farsi capire. Cercherò di guardarla con gli stessi occhi con cui guardavo Giappone ed USA 30 e 25 anni fa, perché non siano le rughe che li circondano ad impedirmi di vedere.

Non so se troverò il nuovo centro del mondo, ma la porta che sto per aprire è alta, lavorata e imponente. Guardo la tigre colorata che simboleggia l’anno nuovo cinese che sta per iniziare. Cercherò di passeggiarle accanto, resistendo alla pericolosa tentazione di provare a metterle il guinzaglio.

1 commento:

Anonimo ha detto...

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