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13 ottobre 2010

Il destino dei media nell'AP



Vi confesso che quando parla un "futurologo" innalzo le barriere dello scetticismo.
Nick Bilton dichiara però che il titolo del suo libro I Live in the Future and Here's How It Works è ironico e lavora in realtà con un orizzonte tra i due e i cinque anni. Ecco, parliamo quindi di Augmented Present (AP), non di futuro.
Vi consiglio la lettura della sua intervista a WIRED sul futuro dei media; mi hanno colpito in particolare alcuni passaggi che riporto integralmente:

"The future has to involve our networks, where it comes to content consumption or creation, or else it’s missing a fundamental piece of the story. When someone goes to Facebook they can comment on their friend’s photos or comment on an article; there’s all these sites that allow conversation. Yet a product like the WIRED magazine application still doesn’t have that.
I think once social is integrated into it, it’s going to be a pretty compelling experience. I would love to download that WIRED magazine article and for it to reorganize itself based on which articles my friends have commented on, and I’d love to be able to see all those different kinds of views."

Nel mio precedente post ho avviato un ragionamento sull'esperienza di lettura che il quotidiano cartaceo non consente. Questo è un passaggio successivo: l'interazione tra i lettori, la selezione dei commenti, la riorganizzazione individuale dei flussi informativi. Per ora la mia esperienza è limitata a seguire un link da Twitter, a cercare un commento con qualche significato tra le decine di amici facebook che ripubblicano le notizie (neanche fossero agenzie in sedicesimo), a ridirigere queste idee ad una (piccola) comunità che ne discute.

It's a long way, but I'll stay tuned

PS: non perdetevi il passaggio dell'intervista che parla dell'invenzione del fonografo


1 commento:

Mario Mantovani ha detto...

A rapidi passi verso il futuro dei media, la strategia Apple vs.Google sintetizzata da Tom Foremski