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28 novembre 2010

Geo-timidi?

Aggiungere "geo" a "social" pare più difficile del previsto.
Sono tuttora convinto che indicare dove mi trovo e promuovere i miei locali preferiti abbia un senso; ed in effetti molti amici lo fanno, anche utilizzando i social network sui quali inseriscono foto, decantano piatti e drink, condividono le gioie della compagnia.
Ma molto pochi utilizzano Foursquare, Facebook Places o simili, e il numero dei miei contatti che diventano geo-sociali non aumenta.
Qualche dato: ho solo 20 amici su 4sq; 4-5 utilizzatori occasionali di FB Places; 5 ulteriori contatti Gmail contacts che potrei aggiungere (su 1.243); 8 contatti Twitter (su 86); 1 amico Facebook (su 447). Ma soprattutto: le cifre non aumentano, almeno la metà degli amici su 4sq usa l'applicazione una volta la settimana o meno e 2 sono usciti dal network.
Timori per la privacy? Alcuni amici me li hanno chiaramente espressi, come prevedibile. Ma è strano che in tanti siano invece su FB e vi lascino tracce geo-sociali molto accurate.
Più semplicemente, molti non comprendono l'utilità del "check-in". Il sistema dei punteggi non aiuta: per i più maturi (della mia generazione) è "infantile", ma nemmeno i nostri figli paiono eccitati all'idea.
Per me è utile sapere chi sia a Roma, a Milano o a Torino quando ci sono anch'io e, per esempio, devo andare a cena dopo le 22. Fatto abbastanza usuale per molti colleghi, ma non posso telefonare a tutti, uno per uno.
Ed i suggerimenti dei ristoranti? Tutti noi cerchiamo suggerimenti quando vogliamo sperimentare un nuovo locale, perché non condividere i nostri suggerimenti come "tips" su 4sq?
I negozianti e i gestori dei locali non sembrano più attivi, ma questo non mi meraviglia.

Credo ancora che il geosocial networking abbia grande potenziale e forse attraverso Facebook possa un giorno decollare, ma per ora sembra fare presa solo in alcuni limitati gruppi di geeks.
Come pure credo che le opportunità commerciali siano notevoli ed il social networking possa, per esempio, ridurre in modo significativo il periodo di avviamento e i costi di promozione di un locale.

Ma la natura umana ha sfumature che non è mai possibile conoscere fino in fondo: c'è forse una remota possibilità che la nostra disinvoltura nell'accettare come amici i vecchi compagni di scuola e gli amici degli amici si trasformi in timidezza quando la possibilità di incontrarli realmente si fa concreta?
Le vostre opinioni ed i casi sono al proposito assai graditi.

Per un'anlaisi ed alcuni dati sul fenomeno: Pew Internet Project Report

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