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05 aprile 2011

Twitter senza fretta

L'eterna promessa che non decolla è un mondo relativamente nuovo per me: da nemmeno un anno sono su Twitter e solo da qualche mese lo sto usando con una certa continuità.
Ma perché confrontarlo con altri social network, applicando statistiche poco influenti per questo tipo di mezzo? 
Facebook è il bar, Twitter il giornale.
Su Facebook parlo di tutto con persone che conosco per il 90%, gli altri sono amici di amici. E' intuitivo, facile da usare.
Su Twitter sto incrociando persone in larga parte non italiane e ci selezioniamo in base ai contenuti: serve molto più tempo e gli strumenti per navigare la "colonna cronologica informativa in eterno aggiornamento" sono migliorabili (ma ne esiste un'ampia varietà).
Forse, come dice Jack Dorsey - uno dei fondatori - Twitter è un information network, non un social network.
Perciò non è strano che i contenuti siano prodotti da una minoranza dei partecipanti: il confronto va fatto con il rapporto tra giornalisti ed lettori dei quotidiani e periodici di carta.
Twitter è lo strumento che consente ai blog di avere un futuro, ed anche all'editoria tradizionale.
Ma non è "social" uno strumento che permette il dialogo a continenti di distanza, sulla base di un articolo, di una citazione, di una foto, di una passione?

Certo nessuno, se non accecato dal messianismo tecnologico, può pensare che sia uno strumento decisivo contro i regimi totalitari.
Ma quando mai nella storia è stato possibile seguire un moto rivoluzionario sentendo contemporaneamente le voci (lontane dall'epicentro) dei giornalisti e quelle (molto più vicine) dei partecipanti? E sapere che il mondo ti ascolta non credete dia un supplemento di forza a chi protesta e molti problemi più a chi governa cercando di controllare l'informazione?

Senza fretta, Twitter si candida ad essere il giornale globale dell'umanità. Scusate se è poco.

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