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26 giugno 2011

Ma il destino è una mela?

So bene che Carlo è un fenomeno quando scrive di tecnologia (e non solo. E non solo quando scrive).
Ma qui si è superato: il suo racconto autobiografico assume valore universale per un'intera generazione, che è anche la mia.
Per tutti noi che abbiamo visto il primo pc, con soli floppy (che sembravano così piccoli rispetto a quelli del S34 IBM), noi che lanciavamo i comandi da DOS, Windows non è stato il pugno di ferro del monopolista ma lo standard che ci ha salvati dalla babele informatica. Ho iniziato a lavorare in una società che si era costruita un ambiente proprietario di gestione documentale, tanto per intenderci. Non molto flessibile, privo di uno spreadsheet e inadatto a scrivere lettere e report: ma ogni gruppo di lavoro (nella stessa azienda) aveva i suoi standard di text editor e spreadsheet, per non parlare dei clienti.
Grazie a Microsoft abbiamo tutti conosciuto incrementi di produttività immensi. Fino al 2000. Poi ogni release è stata meno rilevante della precedente e spesso ha introdotto cambiamenti inutili e fastidiosi. Rileggo il racconto di Carlo, ed è anche il mio.
Ma Carlo è più "puro" di me ed è rimasto fedele alla ditta MS fino al momento del passaggio. Finale e definitivo. 
Io ho reagito in modo più subdolo. Grazie anche a figli nati prima (quasi tutti) dei suoi ho capito anni fa che non potevo continuare ad installare e lasciare installare ogni cosa sui pc di casa. E ad ogni cambiamento (perché il pc di marca commerciale si cambia o si degrada senza troppo rimpianto, non è un oggetto di culto) ho fatto come si fa con i giocattoli: un backup, una bella formattazione e si riparte con browser, Office Acrobat (versione 2.0)  e stampante. E via, passa la paura. Mi sarà capitato tre o quattro volte di dover ricaricare un vecchio file e reinstallare il programma per leggerlo. I device quasi mai, anche perché ad ogni release di Windows era sempre più difficile trovare i driver ed aggiornarli. Poi un giorno ho avuto l'idea geniale: il Toshibone.
Il Toshibone è un vecchio portatile che funziona a carbonella, già mia figlia di 7 anni si lamentava per la lentezza. E così l'ho congelato al 2002, senza più aggiornamenti, né collegamenti in rete è rimasto l'ambiente perfetto per far girare i vecchi applicativi, i device più obsoleti (il mio vecchio scanner Canon 4100C è stato pensionato solo due anni fa, Vista lo aveva cancellato per sempre dal consesso civile). E poi leggeva benissimo i floppy.
L'altra scelta che negli ultimi anni mi ha fatto risparmiare decine di ore di lavoro e giaculatorie è stata la dismissione di Outlook. Chi ha inventato il .pst deve essere un malato, in effetti. Ad ogni migrazione io e il mio malcapitato compare ci guardavamo con preoccupazione quando veniva il suo turno: - Hai fatto due backup? Sei sicuro che quello sia il pst giusto? - L'abbiamo impastato più di una volta. E poi perché replicare in locale se per usare la posta da più pc devi lasciare tutto sul server?
E allora via: passaggio a Gmail per gli indirizzi e al cellulare per i numeri di telefono. Outlook è rimasto vivo per un po' a servizio di una manciata di indirizzi fisici utilizzati per stampare etichette ed inviare comunicazioni a persone senza email. Ma sono sempre meno ed ora basta il file delle etichette, cancellandone un po' ogni volta.
Anche perché, lo confesso, io la testa nel cloud ce l'ho da un pezzo, diciamo da quando ho capito che browser, java ed ftp potevano seppellire per sempre il client server. Perché il cloud, e questa confessione è più ardita, mi ricorda la purezza del modello mainframe, quel nobile cervellone con tutta la sua corte di terminali stupidi (ebbene sì, qualche calcio giovanile al CICS per farlo ripartire l'ho dato anch'io).
Per la musica invece sono stato meno lungimirante. Da bravo mela-scettico il primo lettore mp3 che ho regalato a mia figlia non era Nomad MuVo. Ma poi Virginia, che è più fashion victim, ha voluto un iPod, del quale ho anche scritto in questo blog. Così mi ritrovo tuttora file wma codificati quasi inutilizzabili: qualche anno fa sono riuscito a convertirli per farli leggere all'iPod, ma impiegavo un tempo infinito ed ogni volta dimenticavo la sequenza di operazioni. Alla fine quelli che davvero m'interessavano li ho ricomprati su iTunes, con netto guadagno in termini di costo orario.
Dopo Gmail sono arrivate le altre applicazioni Google, dal Calendario a Google Docs, Maps, URL shortener. E il Blackberry.
E nel frattempo anche il mio uso di Office si è sempre più limitato a Word ed Excel, raramente Powerpoint (e quasi solo in lettura); l'ultimo MS Project tre anni fa (ma nel team facevo circolare il pdf), Access e Visio sempre poco usati. Utilizzo (più che altro per pigrizia) FrontPage per le minime manutenzioni del sito di famiglia "I Mantovani" e PhotoDraw (che una volta su due devo reinstallare, vittima delle patch) per ritagliare le foto.
In compenso sono uno zingaro che infila la flash memory sul primo pc che gli capita a tiro ed anche il portatile non si sposta più da un'ufficio dall'estate scorsa.
Così ho deciso di fare un ulteriore passo verso le nuvole acquistando un tablet. Nonostante il mela-scetticismo non ho trovato argomenti per non acquistare un iPad. E sono in mezzo al guado: con vari pc + iPad + BlackBerry sono prossimo a quella babele che speravo di avere dimenticato. L'attivazione di DropBox (fondamentale con iPad) mi ha fatto capire come il cloud sia ancora un po' pionieristico. 
La prossima mossa sarà un nuovo telefono: Android o iPhone. Ho detto telefono quindi, salvo evidenti upgrade, sarà Android. E così la sincronizzazione di calendario, agenda e rubrica telefonica sarà semplice, spero. Ma anche se acquistassi  un iPhone il passaggio al Mac mi pare improbabile: intanto perché quello di casa è solo uno dei pc che uso, non posso sostituire tutti gli altri che utilizzo nelle varie sedi di lavoro. E poi perché vorrei che assomigliassero sempre di più a quei cari terminali stupidi di un tempo, magari con bei colori e audio di qualità, invece che muti e a caratteri verdi su sfondo nero.
Ma nella casa di campagna, vicino al vecchio banco di scuola, vorrei installare un bel mainframe. Chissà se riesco a collegargli una webcam. 

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