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25 settembre 2011

Dopo la notte riprenderemo la crescita?

Siamo in piena notte, a fari spenti.
Alla guida un uomo che, come altri imprenditori, si rifiuta di accostare e alzare le mani dal volante, convinto di essere l’unico in grado di guidare quell’auto. Ne ho visti tanti nelle aziende in crisi: così  muoiono o si degradano irreparabilmente molte aziende; così accadrà al suo partito. E purtroppo anche l’Italia faticherà a rialzarsi.Ma in questa notte insonne non si può non pensare al dopo. Perché, con o senza un guidatore folle, l’Italia deve capire se può e vuole riprendere la via della crescita.Le riserve di valore inespresso esistono e se adeguatamente sfruttate possono riavviare in poco tempo un ciclo virtuoso.
1) Tecnologie e applicazioni di rete. E’ un contesto iper-competitivo e non abbiamo grandi imprese nazionali. Ma nella Silicon Valley si parla anche italiano e chi la frequenta sa che là “ognuno ha una start-up”. Può accadere anche da noi, i cervelli non mancano, la creatività neppure, le grandi aziende internazionali sono presenti in modo qualificato. Serve coraggio, fiducia e capitali di rischio per iniziare. Finanziando le persone, i giovani, prima delle aziende.
2) Turismo. Pare un’ovvietà, ma è ancora l’enorme riserva di valore di mezza Italia, specialmente meridionale. Ed è incredibile che non si riesca a sviluppare e promuovere un’offerta competitiva rispetto ad altri paesi, mediterranei e non.
3) Alimentazione italiana. In tutto il mondo la cucina italiana ha una diffusione spettacolare, ma i nostri prodotti e la nostra ristorazione di qualità non altrettanto.Uno sviluppo accelerato in questi tre settori potrebbe garantire una crescita di 2-3 punti di PIL all’anno, per diversi anni. Sono settori ad alta intensità di occupazione (almeno i primi due), in particolare giovanile.Tutti gli altri settori, dal made in Italy nella moda e nell’arredamento, alla meccanica e ai servizi in generale, possono in larga parte resistere senza perdere volumi ed aumentando la produttività.
Con idee chiare, serietà e rapidità d’intervento potremmo ripartire in fretta.

4 commenti:

Alessandro Fanchin ha detto...

Mario,

non sono completamente d'accordo con te sulla diagnosi. Pur avendo votato per questo Governo, riconosco che ci troiamo in una gravissima impasse. Questa però è dovuta principalmente alla mancanza di coraggio che hanno avuto i liberali al Governo, che si sono fatti imbambolare da interessi corporativi avendo paura di perdere le prossime elezioni. Mi sarei aspettato da un governo di destra una liberalizzazione degli ordini professionali, una maggiore facilità nel creare impresa, l'abolizione immediata delle province, uno snellimento drastico della burocrazia, eccetera.

Venendo alle cure, tu prendi in esame qualche area di business in cui noi italiani possiamo eccellere; secondo me e con tutto il rispetto, mi permetto di obiettare che ci sono almeno altre due-tre aree in cui noi non abbiamo paura di nessuno.

1. Macchinari automatici. Se si va ad esplorare i mercati dei macchinari automatici di qualsiasi genere, non appena ci si discosta dalla produzione in grande serie di tipo giapponese o cinese, credo che nessuna azienda al mondo possa essere veramente concorrente con un'azienda italiana. Parlo per esperienza diretta in un sacco di applicazioni. Ad esempio proprio ieri discutevo con un amico imprenditore nel ramo della progettazione e realizzazione di macchinari per la produzione e la finitura di tubi in acciatio, e mi confermava che il business va molto bene (di questi tempi), specialmente appena si cerca di seguire i clienti nella personalizzazione e nella realizzazione di macchinari speciali. Naturalmente parlava di mercato globale. Più volte nella mia carriera mi sono trovato a cercare di catturare clienti stranieri (Europa del Nord e del Sud, America del Nord e del Sud, Asia) con la proposta di realizzare per loro macchine (per lavorazioni, per stampa, a controllo numerico, robotica), oppure arredamenti su misura. Ebbene, non appena si iniziava a parlare di prodotti, servizi e realizzazioni speciali i concorrenti stranieri rimanevano al palo.

2. Impiantistica. Grossi impianti elettrici, industriali, distribuzione del gas, inverter, motori elettrici. Abbiamo aziende medie che conosco che lavorano in tutto il mondo, sbaragliando i concorrenti che per risparmiare nella manodopera hanno delocalizzato nei Paesi più strani. La delocalizzazione a mio parere deve principalmente servire a vendere in loco (parlo ovviamente di prodotti con alto valore aggiunto), e non servire a far costare meno prodotti che devoi poi ritrasportare in Europa o in America. Ritengo infatti (l'ho visto con i miei occhi), che sia più facile organizzare un'azienda lean in Italia che raggiungere gli stessi obiettivi di costo ad esempio in Turchia, stante la qualità da raggiungere.

3. Come sai ho esperienza anche in arredamenti speciali. Ebbene, anche in questo caso, studiando bene la complessità dei canali di vendita, che oltre ai clienti vedono "influenzatori" a vari livelli (architetti di grido, giornalisti, studi vari), ritengo che le aziende italiane abbiano veramente una marcia in più. Giuro, toccato con mano.

Mario Mantovani ha detto...

Caro Alessandro,io ero a Milano nella sala in cui per la prima volta si formarono i "Circoli del Buongoverno", di evidente taglio liberista, precursori di Forza Italia.
Sono passati quasi 20 anni e ancora oggi sento dire che non hanno fatto le riforme "per colpa degli altri". Chi dà sempre la colpa agli altri o è in malafede o è un incapace. O entrambi.
Quanto ai settori, in quelli che citi ci sono certamente aziende di eccellenza, ma anche un tessuto d'imprese incapace di reggere la competizione internazionale. Per questo credo che una "crescita zero" (somma di + e di -) sarebbe già un grande risultato.
Ma sarei molto felice di sbagliarmi per difetto

Alessandro Fanchin ha detto...

Mario, se leggi bene mi sono guardato dal dire "colpa di altri". Ho detto che hanno avuto paura, forse per la paura successiva di perdere delle elezioni. Una colpa molto grave a mio parere, visto con quale maggioranza avevano vinto. E comunque se uno veramente vuole cambiare le cose, come sappiamo bene noi manager che gestiamo il cambiamento, deve mettere in conto di cambiare le cose con successo e poi essere messo da parte. E' la vita.

Mario Mantovani ha detto...

Quello che dice che è colpa degli altri non sei certo tu ...