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14 ottobre 2011

Psicodramma in ideogrammi


Sono seduto al tavolino di un bar in via Paolo Sarpi, a Milano.
Questa mattina ho portato il mio vecchio BBerry a riparare in un negozio cinese. Cambiata la pallina del mouse, 20 euro e via. Mi sentivo furbo, io. Altro che andare all'assistenza, perdere tempo e denaro per sentirsi dire che il telefono è da cambiare. Lo so benissimo che è da cambiare.

Dopo la riparazione celebro il mio successo su foursquare, consulto Twitter, telefono. Poi provo a leggere una mail. Niente, non si apre. Sms: niente. Vabbè, con tutti i casini del BIS in questi giorni...Provo ad aprire i task e il BB si blocca. 
Dopo qualche tentativo appare lo schermo bianco con il famigerato messaggio d'errore app cinquecentoqualcosa. So bene per esperienza cosa significhi: sistema operativo da reinstallare, backup da ripristinare, mail da riconfigurare, app da scaricare. 2 ore abbondanti di lavoro se tutto funziona perfettamente.
Ritorno dal cinese e gli espongo il problema. Nega che ci sia una relazione tra l'intervento e il guasto. 
Gli faccio presente che in materia di hardware e software il caso non c'entra quasi mai. Si parla di caso quando non si sa come spiegare. 
Non ho speranze, lo so bene. Provo a metterlo sotto pressione con la richiesta di una somma pari al mio costo orario per il ripristino del software. Ma capisco che comunque non mi risolverà il problema, farebbe le stesse operazioni che dovrei fare io. Preferisco fare casino da solo. 
Privo di dignità, non mi restituisce neppure i 20 euro, se non smontando il pezzo e rimontando quello guasto. La metto sull'etica: "Avrò per sempre un credito nei tuoi confronti. Ricordatelo" non fa una piega ovviamente.
Mentre mi accingo ad avvertire via iPad i congiunti e colleghi più stretti, dicendo loro di scrivermi solo mail per oggi, tento un ultimo reboot del reprobo.
Che riprende a funzionare. Soltanto l'ora è indietro di 35 minuti. Un tempo sospeso in un mondo cinese parallelo.
Arriva un sms di Vodafone: mi avverte che RIM " ha risolto i problemi".
Ma ormai è tardi, da oggi sono un po' più razzista. Non sopporto i canadesi.

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