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23 marzo 2012

Riforma vera o gattopardesca?


Secondo Tito Boeri e Pietro Garibaldi la riforma del lavoro – nella versione fino ad ora proposta dal governo – ha pochi pregi e molti difetti. Secondo loro lascia tutto come sta e addirittura aggrava i problemi, tanto da definirla "La riforma del Principe di Salina".
E’ sempre difficile valutare a priori l’efficacia di una riforma, in particolar modo in Italia, paese nel quale le migliori intenzioni si infrangono spesso contro mille furbizie, circolari ministeriali confuse e contraddittorie, tribunali lenti e con orientamenti contrastanti.
Io vedo però nell'impostazione più pregi che difetti, o almeno credo che i difetti segnalati nell’articolo in buona parte non siano tali.

LA “ROULETTE RUSSA” DEL LICENZIAMENTO
Oggi la roulette russa (per l’azienda e per il lavoratore) è dovuta al problema del reintegro o meno. Forte deterrente al licenziamento, ma anche grande limite al raggiungimento di un accordo economico. Che tuttavia chiude la partita nella grandissima maggioranza dei casi, poiché i lunghi tempi del giudizio non consentono di fatto il reintegro. Con la riforma la discussione si sposta sull’entità dell’indennizzo, salvo i rari casi di licenziamento discriminatorio. Che – per inciso – dovrebbero diminuire notevolmente, almeno per le aziende che vogliono tutelare la propria immagine, posto che un provvedimento di reintegro equivarrebbe a riconoscere proprio l’esistenza di un comportamento discriminatorio, mentre oggi può avvenire per molte ragioni.
Non è neppure vero che il licenziamento economico e disciplinare sono assimilabili: il primo scatta in presenza di reiterati comportamenti contrari a quanto stabilito dai contratti e non semplicemente se “uno lavora male”. Gli avvertimenti (i “richiami”) mettono in guardia il lavoratore di una situazione che può facilmente degenerare e gli consentono di prepararsi la difesa nel caso in cui riconosca in ciò un comportamento discriminatorio. Il confine tra “disciplinare” e “discriminatorio” può infatti essere più labile, nella comune esperienza aziendale.
La maggior parte delle imprese, potendo licenziare con motivazioni economiche, lo farà senza sotterfugi, contrattando l’indennizzo con sindacati che si dovranno attrezzare a difendere al meglio le ragioni dei lavoratori.
L’esempio dei dirigenti – pur con le dovute differenze – dovrebbe aiutare a comprendere che raramente c’è forte interesse delle parti ad avviare e proseguire una controversia in tribunale, è molto più semplice e meno oneroso contrattare un buon indennizzo, grazie a contratti collettivi chiari e solidi.
Dopo una fase iniziale, nella quale è anche possibile che aumenti il ricorso ai tribunali, i parametri di riferimento si consolideranno e costituiranno un riferimento di fatto per gli accordi transattivi.

IL “MANCATO RIORDINO” DEGLI AMMORTIZZATORI
Mi pare che anche qui si sottovaluti la portata del cambiamento. Rimangono ammortizzatori specifici, tra i quali anche la CIGS, necessaria per la gestione di situazioni particolari come le amministrazioni straordinarie ed in generale le ristrutturazioni previste dalla legge fallimentare. L’importante è che non si estenda oltre questi confini e non si applichi nei casi in cui l'azienda è irreversibilmente avviata alla chiusura.
L’integrazione dei salari di alcune categorie di lavoratori stagionali meriterebbe certamente interventi, ma non mi pare che possa essere del tutto eliminata.
Paragonare poi la CIG in deroga con i fondi bilaterali di settore (fondo solidarietà e fondo esodi) mi pare fuorviante: la via scelta dà invece nuova linfa alla sussidiarietà operata attraverso il contributo bilaterale, restituendo alle parti sociali libertà, flessibilità e controllo delle risorse.
Le quali sono certamente scarse in tempo di crisi, ma l’alternativa sarebbe attendere il ritorno delle vacche grasse ? Potrebbe avvenire tra molti anni, è bene affrontare subito la realtà, aiuta a fare sacrifici da entrambe le parti.

IL DUALISMO “PRECARI / NON PRECARI”
Sul punto la riforma appare in effetti un po’ timida. Siamo sinceri: nelle aziende si fanno continuamente progetti, ai quali partecipano lavoratori dipendenti e consulenti. Chi lavora con logiche progettuali o per commesse specifiche, finito un progetto ne inizia un altro. Il “collaboratore a progetto” non ha molto senso di esistere: se è un giovane con poca esperienza può essere assunto come dipendente a termine, magari per lavorare su di un progetto, e poi riconfermato o meno, per lavorare sugli sviluppi del progetto o altrove. Se è un consulente i casi sono due: o è un professionista iscritto ad un ordine / con competenze certificate (es. un manager trasformato in professionista) oppure lavora per una società di consulenza. La riforma limita ancora troppo poco il ricorso ai contratti di collaborazione ed in effetti l’aumento contributivo rischia di penalizzare soltanto il netto del lavoratore. Ma la soluzione non è dare gli ammortizzatori anche a queste figure, è ridurre quasi a zero l’area di applicazione di questi contratti, che presentano evidenti ambiguità.

I MECCANISMI DI ENTRATA (E DI RIENTRO)
L’apprendistato può funzionare per i giovani: grazie agli sgravi contributivi ma anche attraverso una vera formazione (che rappresenta un investimento di tempo non trascurabile per l’azienda, se correttamente effettuato). 
Appare debole invece il capitolo dei meccanismi di re-ingresso e di mantenimento al lavoro in età avanzata, ovvero sui temi che più toccano i lavoratori over 50. Occorrerà lavorare con logiche simili (formazione + sgravi contributivi), prima che la scomparsa dell’istituto della mobilità penalizzi ulteriormente queste categorie.
Questa è l'area della riforma che appare meno approfondita, un po' allo stato grezzo: senza strumenti efficaci per la riqualificazione, senza creare concrete possibilità di ricollocazione e, diciamolo chiaramente, senza meccanismi di reale stimolo alla ricerca di un nuovo lavoro, quelli dell'Aspi (indennità di disoccupazione) saranno soldi spesi male e non saranno mai sufficienti.

In conclusione: la  coperta è corta, la prudenza e la gradualità della riforma sono forse eccessive. Ma sembra essere un passo avanti notevole verso la razionalizzazione di un sistema pieno di ingiustizie ed ormai incomprensibile ad investitori e lavoratori. Il mio auspicio è che si parli meno di articolo 18 e ci si concentri maggiormente augli altri punti ancora da migliorare.

Voi cosa ne pensate?

21 marzo 2012

I sillogismi del Gattopardo

Scrive Michele Boldrin su Facebook: 
Dicono, ed il popolo applaude, che il Principe di Napoli abbia salvato la patria cacciando BS dalla stanza dei bottoni. Ed ora perche' sta forzando un accordo, qualsiasi esso sia, sul mercato del lavoro dipendente.
Io invece son sempre piu' convinto che lui sia il novello Gattopardo. Per questo la casta, pur trovandolo ingombrante, gli chiede di gestire il governo Monti in suo (della casta) nome e conto.

La tesi sottintesa è: questo è il governo della casta, che spaccia per riforme provvedimenti che tali non sono; Napolitano ha solo interesse che prosegua questo governo, perché è anch'egli parte della casta, quindi si fa promotore di un apparente cambiamento (è il Gattopardo) affinché nulla cambi.

La tesi però appare composta da sillogismi molto più articolati, che provo a ricostruire:
1) in Italia i politici, i banchieri,  i professori universitari ed altri appartenenti a "poteri forti" sono un gruppo caratterizzato da interessi comuni e convergenti 2) questi interessi comuni sono sostanzialmente riassumibili nell'auto-conservazione e nell'esclusione di altri dal potere, in nome delle quali passano in secondo piano le differenze di convinzioni 3) questo gruppo è quindi una casta 4) la casta ha sostituito i politici, che non parevano più in grado di realizzarne gli interessi, con un governo composto da esponenti più adatti alle circostanze, ma con lo stesso obiettivo 5) i provvedimenti di questo governo sono presentati come innovativi, ma in realtà mirano solo a mantenere in vita la casta 6) esistono in Italia altri soggetti portatori di soluzioni che si rivelerebbero molto più efficaci sia nel breve che nel lungo termine, ma la casta li esclude dal potere 7) il Presidente della Repubblica potrebbe favorire l'accesso al potere dei soggetti di cui al punto precedente, ma non lo fa.
La combinazione dei punti 5 e 7 porta a definire Napolitano come Gattopardo.

Boldrin, letti i commenti al suo post, lamenta il fatto che siano usciti dal tema ed in effetti, se ci si attiene strettamente alla sua tesi è così in molti casi. Ma la sua tesi parrebbe ammettere solo  due posizioni: "Sì, hai ragione" e "No, lui è in buona fede, ma non può fare niente".


Proviamo ora a classificare i commenti:
- 26 (inclusi i "mi piace") sono d'accordo con il post
- 1 non è d'accordo con il punto 5
- 2 (inclusi i "mi piace") non sono d'accordo con i punti 2, 4 e 5
- 5 non sono d'accordo con il punto 7
1, il sottoscritto, non è del tutto d'accordo con alcuno dei punti, sia pure con molte sfumature la descrizione delle quali porterebbe però fuori tema.

Ed ecco infine il mio commento al post: 
Come in ogni periodo di cambiamento, pullulano i gattopardi., non v'è da mearvigliarsi. Ma i peggiori si annidano nelle fila dei critici di questo governo. Quelli che scoprono oggi di vivere in un paese con tassazione insopportabile. Quelli che oggi vorrebbero tagliare la spesa ma fino a ieri parlavano di macelleria sociale se solo si ardiva mettere bocca su scuola, sanità e pensioni.
E ahimè anche tra i liberisti puri e duri, quelli che "il mercato ripara ogni guasto", dimenticando che il mercato lascia anche molto spazio alla legge del più forte e non è particolarmente efficace nel contrasto di quelle caste che tanto odiano.
Oggi la scelta non è tra un mitico mercato perfetto, esistente solo in letteratura, e lo statalismo socialista, ahimè esistito nella realtà e miseramente fallito.
La scelta è tra l'immobilismo particolarista, localista e corporativo, ed un'economia europea integrata, con un welfare dinamico e sostenibile.
E mai come ora il meglio è nemico del buono
 

Tratta soprattutto i punti 5 e 6, che vanno al cuore della tesi di Boldrin. Non mi pare perciò fuori tema.