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28 luglio 2012

Non come ma chi eleggiamo

L'attuale legge elettorale del Parlamento (il "Porcellum") ha dimostrato sul campo un solo grande pregio tecnico: garantire la teorica governabilità in condizioni di risultati elettorali molto diversi tra loro, uno dei quali talmente vicino al pareggio che forse in nessun paese al mondo si sarebbe riusciti a formare un governo.
Il prezzo da pagare nel 2006 è stato però un governo debolissimo, sostenuto da una coalizione eterogenea ed infine costretto a dimettersi prima del termine. Se allora Prodi avesse percepito la gravità della nostra situazione (tutti i fondamentali dell'attuale crisi c'erano già, mancava solo il detonatore della finanza) avrebbe potuto costituire un governo di unità nazionale come quello attuale e fare le riforme necessarie in un clima completamente diverso. Come hanno fatto i tedeschi.
Questo rimarrà il suo più grande demerito storico, insieme a quello dell'entrata nell'Euro dalla porta di servizio, con un tasso di cambio che era di fatto un'ultima svalutazione competitiva ed accettando parametri di convergenza che distolgono l'attenzione dei governi dai veri problemi.
Alla seconda prova, il "Porcellum" ha lavorato talmente bene da produrre la più ampia maggioranza mai vista in Italia, teoricamente in grado di compiere ogni riforma necessaria.
Anche in questo caso è mancata la capacità politica di tradurre il consenso in azioni, e sappiamo com'è andata.
Ora si parla di proporzionale più o meno corretto e di premi di maggioranza a singoli partiti o coalizioni, ma il vero problema è sempre immaginare chi saranno le persone e come si comporteranno gli eletti. Poiché quelli scelti dalle segreterie dei partiti hanno dato risultati così pessimi, s'invoca il ritorno a strumenti di scelta popolare: le preferenze o i collegi uninominali. 
Il problema però rimane e rimarrà fino a quando sarà possibile scegliere tra candidati la cui onestà, competenza, trasparenza ed impegno siano certificati e verificabili. Oggi nessuno è in grado di conoscere realmente chi sono i candidati e non c'è mezzo per scoraggiare chi non ha qualità. Nessun candidato è obbligato ad assumere impegni di correttezza, lealtà e coerenza verso i suoi elettori.
Lavoriamo quindi prima sui criteri di accesso alle candidature, sugli obblighi di sottoporsi prima e dopo l'elezione a verifiche e controlli indipendenti, sulla trasparenza e visibilità di queste informazioni.
Poi scegliamo uno schema di legge elettorale e per 50 anni non parliamone più.