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30 agosto 2012

Fermare il Declino: 10 proposte e un test

Fermare il declino è un'iniziativa politica che presenta vari spunti innovativi, almeno per il nostro Paese, nella comunicazione dei suoi obiettivi.
Come altri soggetti, propone un certo numero di temi prioritari - le 10 proposte - che costituiscono una sorta di programma politico in nuce.
Come da qualche tempo mi diverto a fare, ho sottoposto le 10 proposte al test "del contrario".
Si tratta di prendere le affermazioni contenute in una proposta e riscriverle con significato opposto: le affermazioni che hanno un "contrario" accettabile hanno un valore, le altre sono pura retorica.
Inoltre, quando il "contrario" è accettabile, la sua esposizione è utile a valutare le reali alternative. 
E' pure vero che nei programmi conta almeno altrettanto ciò che non è scritto, temi non ritenuti prioritari o sui quali si ritiene che non servano cambiamenti o spesso troppo problematici per esprimere un'opinione in poche righe. Ed è altrettanto vero che non esiste solo il contrario di un'affermazione, ma anche innumerevoli varianti e sfumature che la rendono differente da un'altra.
Come pure è discrezionale decidere cosa è contrario di cosa o quale "contrario" sia "accettabile": alcune affermazioni sono palesemente assurde, altre sono soltanto insostenibili, almeno nella cultura corrente.
Ma il mio è una sorta di acid test, rapido e indicativo della propensione di chi scrive all'utilizzo di frasi ad effetto, tanto risolute quanto prive di vero contenuto. Un piccolo contributo al miglioramento del linguaggio politico, causa non irrilevante del degrado del settore. E ciascuno può facilmente fare il suo test del contrario.

Come escono dal test le 10 proposte di Fermare il Declino ?
Non male, specie se comparate ad altri programmi che da molte pagine si sarebbero ridotti a poche righe, ove depurati dalle affermazioni non accettabili.
Ma anche qui, in qualche punto, magari per enfasi comunicativa, compare la frase inutile. Di seguito trovate le 10 proposte riscritte al contrario, con l'evidenza in rosso delle frasi "non accettabili".
Buon test.


·                                 1) Aumentare o non ridurre l'ammontare del debito pubblico. Evitare in ogni caso alienazioni del patrimonio pubblico, compresi gli immobili non vincolati, le imprese o quote di esse.
·                                 2) Aumentare, mantenere o non ridurre la spesa pubblica più di qualche punto. La spending review non deve costituire il primo passo di un ripensamento complessivo della spesa, a partire dai costi della casta politico-burocratica e dai sussidi alle imprese (inclusi gli organi di informazione). Non occorre ripensare in modo organico le grandi voci di spesa, quali sanità e istruzione, né introdurre meccanismi competitivi all’interno di quei settori. Non serve riformare il sistema pensionistico, che già garantisce vera equità inter—e intra—generazionale.
·                                 3) Mantenere o ridurre minimamente la pressione fiscale complessiva, dando eventualmente la priorità alla riduzione delle imposte diverse da quelle sul reddito da lavoro e d'impresa. Complicare il sistema tributario e favorire l'evasione fiscale destinando il gettito alla riduzione del debito.
·                                 4) Mantenere sostanzialmente il controllo statale dei settori ancora non gestibili con logica di mercato quali, a titolo di esempio: trasporti, energia, poste, telecomunicazioni, servizi professionali e banche (inclusi gli assetti proprietari). Evitare di privatizzare le imprese pubbliche con modalità e obiettivi pro-concorrenziali nei rispettivi settori. Non occorre inserire nella Costituzione il principio della concorrenza come metodo di funzionamento del sistema economico, né combattere privilegi e monopoli d'ogni sorta. Mantenere pubblica la RAI, mantenere canone e tetto pubblicitario e il duopolio imperfetto su cui il settore si regge, non essendo necessaria maggiore concorrenza. Mantenere i servizi pubblici, incluso quello radiotelevisivo, nell’ambito di aziende statali.
·                                 5) Tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti anziché sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro. I lavoratori, a seconda della dimensione dell'impresa in cui lavoravano, possono godere di un sussidio di disoccupazione e di strumenti di formazione, come risarcimento per la perdita del posto di lavoro, favorendo la cultura di protezione dei cittadini da parte dello Stato. Il pubblico impiego deve essere governato da norme specifiche, differenti da quelle che sovrintendono al lavoro privato, privilegiando la stabilità del rapporto di lavoro.
·                                 6) Non introdurre una legislazione organica sui conflitti d'interesse, da valutare caso per caso. Mantenere la privacy riguardo i redditi, i patrimoni e gli interessi economici di tutti i funzionari pubblici e di tutte le cariche elettive. Non introdurre specifici meccanismi premianti per chi denuncia reati di corruzione. Non allontanare automaticamente dalla gestione di enti pubblici e di imprese quotate gli amministratori che hanno subito condanne penali per reati economici o corruttivi.
·                                 7) Mantenere una giustizia che non funziona (Oppure: l'attuale sistema giudiziario funziona bene). Mantenere l’attuale codice di procedura, evitare una netta distinzione dei percorsi di carriera dei magistrati; no agli avanzamenti di carriera dovuti alla sola valutazione delle performance, mantenere il valore dell’esperienza legato all’anzianità. Evitare d’introdurre forme di specializzazione, inutili per far crescere l'efficienza e la prevedibilità delle decisioni. Porre vincoli all'indipendenza della magistratura, almeno di quella inquirente. Evitare l’intervento di organi estranei alla magistratura nei procedimenti disciplinari a carico dei magistrati. Gestione discrezionale dei tribunali, mantenendo l’autonomia di ciascuno di essi. Mantenere un certo grado di discrezionalità nell’assegnare la pena, da scontare in un sistema carcerario duro.
·                                 8) Pianificare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donne, oggi in gran parte esclusi dal mercato del lavoro e dagli ambiti più rilevanti del potere economico e politico. Esistono specifiche misure in grado di farci raggiungere questo obiettivo, ma intanto occorre mantenere il dualismo occupazionale, incoraggiare la discriminazione di età e sesso nel mondo del lavoro, sviluppare strumenti di sussidio contro la disoccupazione, sottoporre a controlli la creazione di nuove imprese, evitare effettiva mobilità meritocratica in ogni settore dell’economia e della società e, finalmente, salvaguardare l’attuale sistema educativo.
·                                 9) Il ruolo di volani dell'emancipazione socio-economica delle nuove generazioni non può essere affidato alla scuola e all'università, che lo hanno perso da tempo. Occorre spendere di meno, sia in educazione che in ricerca. Non serve aggiungere benzina nel motore di una macchina che non funziona, né può funzionare bene. Non è possibile spendere meglio e più efficacemente le risorse già disponibili. Non servono cambiamenti sistemici, né tanto meno introdurre la concorrenza fra istituzioni scolastiche e la selezione meritocratica di docenti e studenti. Va mantenuto il valore legale del titolo di studio.
·                                 10) Rafforzare il ruolo delle istituzioni dello stato centrale con l'attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo. Un decentramento amministrativo che assicuri limitata autonomia sia di spesa che di entrata agli enti locali rilevanti e che pertanto non lasci agli amministratori locali la discrezionalità di raggiungere il pareggio di bilancio rendendoli, di fronte ai propri elettori, responsabili della corretta esecuzione delle scelte compiute centralmente. Riservatezza dei bilanci delle pubbliche amministrazioni e delle società partecipate da enti pubblici, controllo degli accessi a questi documenti, evitandone la pubblicazione sui siti Internet. La stessa "questione meridionale" va affrontata in questo contesto, incrementando i sussidi, sempre insufficienti nell'ultimo mezzo secolo.