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14 settembre 2014

Scozia indipendente per l'Europa

Quasi tutti i commenti sul referendum scozzese (vedi ad esempio "Il binocolo rovesciato" di Massimo Nava) rappresentano l'eventuale "sì" all'indipendenza come segnale di disgregazione europea, evocando addirittura segnali di guerra (il Kosovo!), i movimenti xenofobi, i rischi economici e un folklore un po' patetico. E' del tutto vero che dietro la Scozia sono pronti tentare la via dell'indipendenza la Catalogna, i valloni e i fiamminghi, i corsi e potenzialmente molti altri europei. 
Ma perché leggere una potenziale regionalizzazione in chiave di disgregazione europea? La loro lotta è contro gli stati nazionali e quell'idea di stato intangibile e immodificabile sviluppatasi negli ultimi due secoli trascorsi. E' contro un'Unione Europea rassegnata al ruolo di sottile coperta per gli stati d'Europa, un'Unione che gioca a fare lo stato, ma si ritira con la coda tra le gambe appena i suoi padroni la guardano storta. Per quale ragione, se non quella di difendere gli interessi dei suoi grandi azionisti, l'Unione Europea dovrebbe ritardare, anche di un solo giorno, l'adesione di una Scozia indipendente?
Lo sappiamo tutti, probabilmente, ma a molti va bene la situazione attuale: fino a quanto i grandi stati europei rimarranno forti e integri non ci sarà mai una vera Europa unita. Solo piccoli stati regionali - alcuni già esistenti, altri derivanti dalla decomposizione dei grandi - potranno costruire un nuovo equilibrio ed un'entità continentale davvero efficace ed unica.
Se ciò non accade è anche per la miopia dei movimenti indipendentisti: troppo concentrati sull'obiettivo di recuperare il controllo delle risorse locali, non hanno sviluppato un modello di Europa alternativo a quello esistente; hanno accentuato le differenze, dimenticato ciò che può unire. Modello che sarebbe invece abbastanza semplice: lo "stato europeo" non può nascere con un modello vecchio di due secoli, deve invece incarnare quello "stato lontano" che gestisce poche e fondamentali dimensioni pubbliche: la moneta, la difesa, le grandi leggi generali. Gli stati regionali possono invece incarnare quello "stato vicino", che si occupa dei servizi e della vita quotidiana dei suoi cittadini, senza però la possibilità di invaderla eccessivamente, grazie ai limiti posti dallo stato europeo.
L'europeismo sincero può ripartire da Edinburgo e da Barcellona.

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