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18 aprile 2016

Democrazia diretta: una vera proposta

Archiviato anche questo referendum, inutile come molti altri, rimane una domanda di democrazia diretta che meriterebbe risposte più efficaci. Non piacerà ai cultori del "segnale": quelle minoranze rumorose  che fanno dell'opposizione una professione, che trasformano la vittoria in una battaglia in un successo epocale e soprattutto avanzano impettiti, fieri della loro presunta superiorità morale.
E' una proposta che renderebbe il giudizio popolare complementare a quello parlamentare, invece che antagonista.
In breve e per punti:

  • ogni cittadino iscritto alle liste elettorali ha diritto di comunicare la propria volontà di NON delegare il Parlamento a legiferare su alcune materie specifiche (es.ambiente, etica, famiglia); nel momento in cui si reca a votare questa volontà diviene effettiva e viene definito "decisore diretto";
  • il Parlamento eletto rappresenta perciò, nelle specifiche materie ammesse, tutti i cittadini meno i decisori diretti Esempio: se il 10% non ha delegato in materia ambientale, i parlamentari possono contare fino al 90%;
  • nelle sedute in cui si delibera a maggioranza dei presenti i decisori diretti si considerano "presenti";
  • in pratica il quorum della maggioranza parlamentare aumenta: nell'esempio precedente, considerando per semplicità tutti i parlamentari presenti, sarebbe del 60%  + 1 voto,  invece che 50% + 1;
  • se la legge al voto (o alcuni articoli di essa) non raggiunge la maggioranza così determinata, i proponenti possono ricorrere al voto diretto;
  • i decisori diretti, convocati con breve preavviso (es. 7-15 gg) esprimono il loro voto tramite modalità elettronica. Chi non vota decade per 10 anni dalla facoltà di non delegare;
  • i voti dei decisori diretti (ovviamente riproporzionati) si sommano a quelli dei parlamentari, determinando così l'approvazione  o il rigetto della legge.
Questo sistema presuppone che i decisori diretti siano attenti e informati, pronti quindi a votare una legge di cui hanno seguito le discussioni; non devono diventare una massa mobilitabile con lunghe campagne pubblicitarie.
La democrazia diretta così realizzata consente inoltre di dare voce a minoranze che possono faticare ad esprimere i propri rappresentanti a causa dei criteri territoriali con cui sono definiti i collegi: portatori cioè di idee e di interessi diffusi su tutto il territorio, che oggi possono essere del tutto esclusi dalla rappresentanza parlamentare, se non trovano un rappresentante vincente in almeno un territorio; a differenza di interessi locali, maggioritari in alcuni territori e magari del tutto assenti in altri. Nei sistemi elettorali corrente e precedenti sono di fatto costretti ad inseguire un posto nei "listini chiusi" o nei "collegi blindati", decisi dai vertici dei partiti.
Su molte materie importanti, sulle scelte di lungo periodo che superano l'orizzonte dei governi in carica, questa forma di democrazia diretta potrebbe rafforzare la democrazia e consentire l'esercizio di un voto d'opinione troppo spesso sacrificato dalle logiche dei partiti.

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